È facile comprendere che la pelle, essendo derivata dallo stesso foglietto embrionale del sistema nervoso, l’ectoderma, sia un’estensione del sistema nervoso e, di conseguenza, un’estensione della mente. La pelle agisce come un sistema di comunicazione “non verbale” degli stati mentali ed emotivi .

Per esempio, grattarsi menta o testa, o sfregarsi le mani, o accarezzarsi le braccia sono meccanismi di scarico delle tensioni accumulate.


Il tatto, nella nostra cultura, è l’organo di senso meno usato, ma è il più immediato. Che si tocchi o si venga toccati, la reazione è immediata: se si viene toccati inaspettatamente o qualcuno si avvicina troppo il livello di allerta aumenta, così come il ritmo circolatorio.

Lasciarsi toccare è qualcosa che va appreso fino dalla prima infanzia. Lasciarsi toccare significa vivere e, soprattutto, rischiare.
Per volere rischiare qualsiasi individuo deve avere due prospettive:

  • non sentirsi in pericolo eccessivo
  • sapere che guadagnerà qualcosa

Per non sentirsi in pericolo ogni persona deve aver sviluppato in ogni fase della vita sufficiente sicurezza di sé, capacità di calcolare il rischio e il “dare/avere” a esso correlati: questi aspetti nascono e crescono e vengono forgiati dalla relazione con gli altri che si prendono cura del soggetto, in primis la madre e il padre o i loro efficaci sostituti. Il prendersi cura, specialmente nel neonato e nel bambino, significa passare attraverso il contatto fisico.

Sul mondo esterno vengono proiettate le dimensioni interiori, i modelli, le paure, i bisogni, le aspettative,..: la realtà viene percepita in funzione di ciò che si conosce e che ci si aspetta di vedere.

Khalil Gibran scriveva: “(…) Quando un altro ti offende puoi dimenticare l’ingiustizia, ma quando sei tu a offenderlo te ne ricorderai per sempre. In realtà l’altro è il tuo sé più sensibile in un altro corpo”.

Quando, come nel caso della dermatite che colpisce il viso o anche solo una parte di esso (es. dermatite periorale), si manifestano arrossamento, vescicole, prurito, è come se il soggetto dicesse: “Sei costretto a guardarmi, anche se quello che vedi non ti piace e ti allontana da me”.

Il soggetto cerca di essere “visto”, apprezzato, riconosciuto per quello che è, ma non tollera il contatto con gli altri. Le attenzioni che è convinto di non ricevere e che gli spettino lo rendono ansioso, involuto, impossibilitato a staccarsi dai meccanismi di ricerca e allontanamento degli altri, incapace di scegliere (per es. tra le reazioni di aggressività e fuga), sempre in attesa di “essere scelto”.

Spesso si tratta di soggetti che, nell’età neonatale e infantile, hanno avuto poco contatto fisico con chi si occupava di loro (coccole, abbracci,..), sviluppando insicurezza e senso di rivalsa. Sovente soffrono di asma bronchiale (senso di inferiorità e orgoglio ferito, rabbia e senso di colpa, bisogno di amore, passività e richieste aggressive) e hanno avuto madri ansiose, iperprotettive (ostilità latente).

Nel caso delle dermatosi (-osi = malattia degenerativa), invece, la difficoltà di identificare se stessi e il proprio bisogno di aiuto (= affetto) chiaramente fa “uscire dalla propria pelle”: infatti le dermatosi non presentano fenomeni infiammatori (= collera), ma lesioni squamose o depigmentazioni cutanee o eritemi/edemi (“devo indurirmi per non sentire il mio bisogno”, “voglio diventare trasparente al mondo”, “non posso lasciati avvicinare”): la psoriasi, malattia cutanea cronica in cui la pelle di certe parti del corpo (in genere gomiti, ginocchia, testa) si copre di squame grigiastre e non pruriginose e si squama, viene considerata la prosecuzione di un disturbo neonatale, la crosta lattea.

Essendo una malattia autoimmune, che si riacutizza in condizioni di stress (eu- o di-, indifferentemente), rappresenta aggressività rivolta contro se stessi. Il soggetto ha ansia (= paura), ben mascherata, e vive in costante tensione: ansia di successo, ansia da prestazione, ansia per le proprie aspettative, ansia per il timore del fallimento,.. Le tensioni interne vengono spinte e rese manifeste all’esterno. Nei momenti in cui si manifesta è come se dicesse: “Vorrei/Dovrei uscire dalla mia pelle” cioè dalla mia situazione “ma non so vederla in modo diverso, non so/voglio inquadrarla in un contesto più ampio, non so rinunciare, non so rielaborare,..”