Si chiama PRP, è l’acronimo di 3 parole inglesi Platelet Rich Plasma, ossia plasma ricco di piastrine, una metodica utilizzata da alcuni anni in medicina estetica come rivitalizzante e ringiovanente della pelle, ma una nuova applicazione particolarmente interessante riguarda oggi la tricologia.

alopecia

Infatti il PRP viene usato per il trattamento di diversi tipi di alopecie. Viene utilizzato infatti sia per l’alopecia androgenetica, caratterizzata da un diradamento dei capelli al vertice e sulle tempie per questioni ormonali, un problema che colpisce soprattutto l’uomo ma riguarda anche moltissime donne, in particolare dopo la gravidanza o nel periodo di transizione che conduce alla menopausa, sia per il telogen effluvium un diradamento e una perdita di capelli più sfumata ma generalizzata che colpisce soprattutto le donne.

«L’alopecia è un problema diffuso, che a volte si ferma, altre purtroppo va avanti nel tempo, — rileva Giorgio Astolfi, specialista in medicina estetica a Milano, — e che sino a ora non ha mai avuto dalla medicina una risposta davvero soddisfacente.

Lozioni, integratori o farmaci cortisonici in effetti non hanno mai dato gli esiti sperati. La tecnica più efficace e più all’avanguardia è oggi quella incentrata sull’utilizzo del PRP: si tratta di una metodica di cura rigenerativa che sfrutta i fattori di crescita contenuti nelle piastrine fisiologicamente capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento delle cellule.

Alla base del trattamento sui capelli c’è allora, appunto, l’azione fisiologica e benefica dei fattori di crescita piastrinica prelevati dalla stessa paziente, che non moltiplicano i bulbi capillari ma ne stimolano l’attività e inducono una crescita migliore, con il risultato di un rinfoltimento della chioma, che appare anche più sana e vigorosa.

I risultati?
Nelle forme non troppo severe si possono ottenere risposte molto soddisfacenti».
Vediamo in che cosa consiste questa metodica. Lo specialista, dermatologo o medico estetico, preleva circa 20 cc di sangue, la stessa quantità di un normale prelievo ematico, raccolti in quattro provette sterili e monouso.

Il sangue utilizzato è quindi quello del paziente e non entra a contatto con lo strumento, l’ambiente esterno e nemmeno con l’operatore. Le provette vengono poi inserite in una centrifuga. «Al termine, il sangue si presenta separato in due parti, — spiega ancora Astolfi, — una con i globuli rossi e bianchi, l’altra con il plasma, ricco di fattori di crescita e piastrine: proprio quest’ultima, aspirata in una normale siringa, viene applicata su tutto il tuo cuoio capelluto con aghi molto sottili.

L’intero trattamento dura circa mezz’ora e si svolge sotto gli occhi del paziente, non è particolarmente doloroso ma può essere effettuata una anestesia a richiesta e non richiede giorni di assenza dalla vita lavorativa o sociale: subito dopo il paziente può ritornare alla sue abituali attività.

Il PRP, che si dovrà ripetere tre volte a distanza di un mese da una seduta all’altra, non ha nessun rischio né effetti collaterali né, visto che viene usato il sangue del paziente, esistono possibilità di rigetto o rischi infettivi. Viene sconsigliato solo in gravidanza, allattamento o in corso di processi infettivi. Può essere utile ripetere una seduta a distanza di 6–8 mesi, valutando in seguito con lo specialista l’andamento della risposta. I costi della PRP, che oggi si effettua solo in via privata, possono variare dai 450 ai 600 euro a seduta.

Quando in piazza ci va lei
L’Alopecia androgenetica è la tipologia più comune di calvizie, che può riguardare gli uomini ma anche le donne. A differenza di lui, che vede cominciare a sfoltirsi i capelli a partire dall’attaccatura alle tempie e al centro della testa, lei normalmente può notare un diradamento diffuso su tutta la parte alta della chioma, anche se non arriva quasi mai a una calvizie totale.

Secondo alcune stime il fenomeno potrebbe riguardare il 70 per cento degli uomini e sino al 40 per cento per cento delle donne dopo i 50 anni, in maniera più o meno seria e soprattutto per quanto riguarda lei, spesso con ripercussioni psicologiche importanti. Le cause vanno attribuite di solito a una predisposizione ereditaria, unita a una eccessiva sensibilità del capello, oppure a un eccesso di ormoni maschili, in particolare un androgeno chiamato diidrotestosterone (DHT).

Gli ormoni maschili, prodotti anche dall’organismo fermminile, sia pure in misura minore, hanno nella donna una funzione importante, in particolare per ciò che riguarda il desiderio sessuale e, appunto, la crescita dei capelli. Gravidanza e pre menopausa possono essere fattori scatenanti del diradamento dei capelli; esistono poi correlazioni anche con l’ovaio policistico e il sovrappeso.