occhio secco

Cosa vuol dire occhio secco?

Con la definizione “occhio secco” si intende un’alterazione del film lacrimale, per qualità o per quantità, che non risulta essere più in grado di mantenere sana e protetta la superficie anteriore dell’occhio.

Le lacrime hanno il compito di svolgere fondamentali funzioni:

NUTRITIVA: le lacrime permettono di garantire un corretto apporto di ossigeno e sostanze nutritive per un adeguato turnover delle cellule della superficie oculare.

ANTIMICROBICA: la presenza di anticorpi ed enzimi garantisce una potente azione difensiva nei confronti delle aggressioni esterne.

PULENTE, LUBRIFICANTE E OTTICA: ogni qual volta si verifichino delle alterazioni nella quantità/qualità delle lacrime, vengono di conseguenza perse queste particolari caratteristiche esponendo l’occhio ad un maggior attrito (determinato dal movimento palpebrale) e ad un maggior rischio di infezioni.

Quali sono i sintomi dell’occhio secco?

I sintomi caratteristici sono: senso di corpo estraneo, bruciore, fotofobia (fastidio alla luce), senso di occhio bagnato, prurito, dolore all’apertura palpebrale al risveglio. Tipicamente la sintomatologia soggettiva è aumentata da condizioni ambientali avverse (vento, caldo secco) o da un microclima sfavorevole (fumo, aria condizionata, riscaldamento).

Quali sono le cause?

Si distinguono fondamentalmente due forme di occhio secco:

a. da ridotta produzione di lacrime (ipolacrimia)

forma più rara associata a patologie autoimmuni (S. Sjorgen, artrite reumatoide, Lupus)

b. da eccessiva evaporazione (dislacrimia)

sono le forme assolutamente più frequenti. Le cause più comuni che le determinano sono:

  • Età avanzata: con il passare degli anni si verifica una conseguente atrofizzazione delle ghiandole lacrimali con una progressiva alterazione qualitativa della lacrima stessa.
  • Sesso femminile: nelle donne tra i 40 e i 60 anni, probabilmente a causa dei nuovi equilibri ormonali indotti dalla menopausa, le ghiandole lacrimali vanno incontro ad una progressiva atrofia della porzione secernente.
  • Lenti a contatto: il loro uso prolungato può aumentare anche notevolmente l’evaporazione delle lacrime.
  • Alterazioni palpebrali: riduzione dell’ammiccamento (videoterminalisti, parkinsoniani), assenza di una perfetta congruità del bordo palpebrale (frequente nei pazienti anziani), infiammazioni croniche (blefarite).
  • Farmaci: antipertensivi, antidepressivi, antiaritmici, antiulcera, miorilassanti, antistaminici, diuretici, ormoni ed immunosoppressori possono inibire la produzione delle lacrime.

Quali sono le conseguenze?

L’alterazione cronica del film lacrimale favorisce l’accumulo di sostanze tossiche nelle lacrime con il conseguente aggravarsi della sintomatologia e l’ulteriore peggioramento della qualità della lacrima. Si instaura quindi un circolo vizioso che deve necessariamente essere interrotto per migliorare le condizioni del paziente. Nelle forme più severe si può arrivare ad un coinvolgimento corneale.

Si può quantificare l’entità della patologia?

Il medico oculista ha a disposizione diversi Tests per verificare la quantità di lacrime prodotte (Shirmer Test), la qualità (BUT) e l’osmolarità.

Cosa fare in caso di occhio secco?

Un farmaco che veramente permetta di curare “l’occhio secco” dovrebbe essere una sostanza che stimoli le ghiandole lacrimali principali ed accessorie ad una secrezione qualitativamente e quantitativamente più corretta. Negli USA è in commercio un collirio a base di ciclosporina, il cui meccanismo di azione non è ancora perfettamente noto, che sembra aumentare la produzione delle lacrime.

Oggi si può però praticare una terapia sostitutiva e/o correttiva a base di lacrime artificiali o gel che possiedono l’azione lubrificante, detergente e disinfettante delle lacrime naturali. Considerando che la terapia dell’occhio secco è tendenzialmente cronica sono da favorire quei preparativi privi di conservanti ed è da evitare l’auto-prescrizione affidandosi ai consigli del proprio oculista curante che varierà il tipo di lacrima in relazione al quadro clinico del paziente.

Anche un utilizzo in contemporanea di un collirio a base di cortisone, sotto lo stretto controllo di un medico oculista e in casi selezionati, può contribuire a migliorare la lacrimazione.

Nel caso in cui ci siano seri coinvolgimenti corneali può essere necessario l’uso di lenti a contatto protettive o l’occlusione dei puntini lacrimali con dei piccoli “tappi” in silicone (riassorbibili) o in materiale plastico (non riassorbibili). Se si ottiene un miglioramento della lubrificazione della superficie oculare, i puntini possono essere chiusi definitivamente per mezzo di un piccolo intervento chirurgico o con la semplice applicazione di radiofrequenza.

Perchè è meglio utilizzare colliri senza conservanti?

In generale, i conservanti sono sostanze chimiche ad azione antimicrobica aggiunte a cibi, bevande, prodotti cosmetici e farmaceutici con lo scopo di limitare un’eventuale crescita batterica, e quindi permetterne la conservazione per un periodo di tempo. Il meccanismo della loro azione antimicrobica è legato alla distruzione dei batteri; purtroppo i conservanti non sono specifici solo per i batteri, ma agiscono nello stesso modo anche sulle cellule dell’uomo.

La presenza dei conservanti assume particolare importanza nei colliri poiché i conservanti vengono instillati nell’occhio malato insieme al farmaco e possono rendersi responsabili di un’azione nociva. Nella cura della secchezza oculare, l’impiego di sostituti lacrimali con conservanti, può addirittura peggiorare lo stato della superficie oculare già sofferente. E’ auspicabile quindi abolire l’uso dei conservanti nei colliri, per preservare adeguatamente i tessuti oculari.

Esistono in commercio colliri “monodosi”, senza conservanti, preparati in tante fialette che, una volta aperte, devono essere utilizzate entro 12 ore; oppure vi sono colliri “multidose” che presentano dei sistemi di chiusura e di somministrazione ad elevata tecnologia che evitano il ricorso ai conservanti.

Dott. Carlo Orione
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