Decine di milioni di persone in tutto il mondo risultano affette da sintomi correlati alla presenza di alterazioni del circolo venoso superficiale degli arti inferiori, ossia le vene varicose e le loro eventuali e non infrequenti complicanze.

Per molti anni, in un passato neanche troppo lontano, la gravità progressiva di tale situazione è stata largamente sottovalutata, con conseguente peggioramento della qualità di vita, personale e di relazione, per molti degli affetti da tale condizione clinica.

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I più recenti progressi nell’innovazione tecnologica nel campo dei trattamenti miniinvasivi hanno condotto ad una revisione dei precedenti concetti e metodi di cura della malattia venosa, e ad un conseguente aumento del numero di pazienti interessati a tali trattamenti.

Per decenni l’eliminazione della vena Safena mediante l’intervento chirurgico detto “stripping” (vero e proprio strappamento della vena, fatta fuoriuscire attraverso due incisioni principali, una all’inguine, l’altra nella parte interna della caviglia o, in altri casi , poco al di sotto del ginocchio) è stato l’unico tipo di trattamento proposto, caratterizzato peraltro, oltre che dalla sua invasività, anche da un decorso postoperatorio relativamente lungo e fastidioso, e spesso da esiti estetici non proprio soddisfacenti.

Dalla fine degli anni ’90, le tecniche chirurgiche “ablative” endovascolari, caratterizzate da miniinvasività, cioè da assenza di ferita chirurgica inguinale e periferica, ridotto fino ad assente senso di dolore e bruciore alla coscia, ripresa immediata della mobilità e delle proprie attività e brillante risultato estetico, sono entrate a far parte del bagaglio tecnico dei Chirurghi Vascolari più attenti e pronti a recepire l’efficacia immediata ed a lungo termine dell’avanguardia tecnologica.

Quelli appena citati erano gli obiettivi iniziali, ormai pienamente raggiunti e consolidati. Gli obiettivi successivi, anche questi raggiunti e diventati sostanzialmente routine nei Centri d’Eccellenza in questo campo, sono rappresentati dalla esecuzione di tali interventi in anestesia locale, con la tecnica di “tumescenza ecoguidata”, con dimissione entro poche ore dalla fine della procedura (“walk in, walk out”, secondo la terminologia anglosassone).

Due sono le tecniche endovascolari (o endoluminali) correntemente in uso: la metodica Laser (EVL, Endo Venous Laser system) e la Occlusione con Radiofrequenza (VNUS Closure), relativamente simili per quanto riguarda il concetto applicativo, differenti per il tipo di energia utilizzata per provocare la chiusura (ablazione) della vena trattata e per il modo di erogarla.

Vantaggi (molti) e svantaggi (pochi) caratterizzano le due tecniche, la cui indicazione all’uso deve comunque essere stabilita caso per caso dallo Specialista, sulla base della propria esperienza ed in riferimento ai risultati ottenuti.

La più recente innovazione tecnologica è rappresentata dal nuovo catetere per Radiofrequenza denominato Closure Fast, in grado di facilitare ulteriormente l’azione del chirurgo, rendendola ancora più veloce ed efficace.

Il catetere di nuova generazione (cioè lo strumento che, introdotto nella vena, consente la trasmissione dell’energia in grado di farla chiudere) si avvale di un approccio di “riscaldamento segmentario”: questo significa che la parte attiva della sonda (catetere), situata in prossimità della sua estremità, provoca la chiusura di un tratto ben preciso di vena in un intervallo di tempo altrettanto preciso.

Completata l’erogazione il generatore si blocca fino al posizionamento della sonda nella zona successiva da trattare, precisamente individuata grazie ad alcuni “marker” presenti sul catetere stesso: viene così eliminata la variabile legata alla velocità di retrazione del catetere da parte dell’operatore, che in alcuni casi, per lo più in coloro che non hanno una sufficiente esperienza con queste metodiche, potrebbe invece portare ad un risultato non soddisfacente dell’intervento.

In questo modo invece l’intervento, oltre a mantenere la sua efficacia, migliora la facilità d’uso e la velocità della procedura.

Dott. Giuseppe Serpieri
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