infarto miocardico

Di infarto miocardico (infarto del miocardio) sono colpiti ogni anno circa 160.000 italiani. Il riconoscimento della patologia ed il trattamento precoce dei soggetti colpiti ha portato ad una riduzione netta della mortalità e ad un maggior numero di ritorni ad una vita normale.

L’infarto miocardico determina una riduzione acuta del flusso di sangue ossigenato ad una zona del cuore a causa di un coagulo di sangue che si forma spesso a livello di una placca aterosclerotica e porta ad un danno del tessuto miocardico.

L’estensione e la gravità di questo danno dipendono da molti fattori:

  • la sede della lesione,
  • la durata dell’ischemia,
  • l’eventuale conformazione anatomica delle coronarie,
  • la presenza di fattori secondari come diabete e ipertensione),
  • la possibilità di eseguire determinate terapie nel più breve tempo possibile.
  • E’ importante riconoscere i sintomi ed intervenire rapidamente.

La comparsa di un dolore toracico, associato o meno a sudorazione fredda ed abbondante, con debolezza ed affanno deve portare immediatamente l’individuo a contattare il 118 per l’ambulanza oppure a farsi portare all’ospedale più vicino. Assolutamente non bisogna rischiare di guidare l’automobile.

Un dolore breve, una fitta o un dolore che cambia con i movimenti e con gli atti del respiro di solito non è sintomo di infarto.

Il ricovero in una Unità Coronarica, il monitoraggio continuo di alcuni parametri, e l’instaurarsi di una adeguata terapia, è il normale iter nella fase acuta.

Le Unità Coronariche sono nate per offrire agli individui colpiti da infarto del miocardio il trattamento più adeguato per questa grave malattia e per le sue complicanze.

Superata la fase acuta (in media 48 ore), si devono programmare una serie di accertamenti per valutare il rischio ischemico ed aritmico, conseguenza dell’infarto.

In base all’ecocardiogramma, al test da sforzo e all’Holter, si potrà avere un quadro più preciso della situazione creatasi e procedere ad un intervento mirato, che potrà anche portare ad esami come la coronarografia ed eventualmente ad angioplastica coronarica o bypass aortocoronarico.

Molto importante nella fase post-ricovero è trovare il sostegno adeguato dei famigliari ed amici, e prendere coscienza, con l’aiuto del cardiologo, del proprio stato di salute e delle proprie potenzialità.

E’ noto da tempo che la depressione ed uno scarso supporto sociale aumentano il rischio di mortalità nel primo anno post infarto, a prescindere dalle condizioni cliniche.

Il controllo dei fattori di rischio, di cui mai troppo si sottolinea l’importanza, un buon rispetto delle prescrizioni dei farmaci, una riduzione degli eventi stressanti ed un valido controllo cardiologico periodico portano l’individuo colpito da infarto al ritorno con soddisfazione ad una vita normale, anche lavorativa.

Dott. Guidalberto Guidi
Centro Specialistico Cardiologico Vascolare
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