Hai un calo delle tue motivazioni? C’è la spiegazione scientifica

Le motivazioni talvolta fanno miracoli e sono quanto di più importante nella corsa al raggiungimento di un determinato obiettivo. Le motivazioni, tuttavia, sono legate a doppio filo con alcuni particolari meccanismi psicologici soggetti a notevoli variazioni nel corso del tempo. Esse, infatti, tendono a cambiare e spesso a scemare man mano che il tanto agognato obiettivo si avvicina. Ma qual è il motivo che sta alla base della scarsa durata delle motivazioni? Ce lo spiega uno studio scientifico pubblicato recentemente sulla rivista americana “Journal of Consumer Psychology”. La ricerca è stata portata avanti da alcuni studiosi facenti capo alle Università della provincia del Manitoba e di Winnipeg, che hanno deciso di esaminare a fondo i meccanismi psicologici che entrano in gioco riguardo al perdurare o meno delle motivazioni.

I test portati avanti dagli atenei canadesi
Negli esperimenti portati a termine dai ricercatori delle Università del Manitoba e di Winnipeg, sono stati monitorati i progressi di coloro che hanno accettato di sottoporsi alle prove: a ciascun partecipante sono state proposte situazioni reali o immaginarie, con l’invito ad impegnarsi a fondo allo scopo di perseguire l’obiettivo concordato. L’esperimento è stato diviso in due diversi momenti, ovvero una fase iniziale durante la quale tutto era ancora da conquistare e l’obiettivo appariva più lontano che mai ed una fase finale nella quale metà della strada era già stata percorsa. I ricercatori hanno scoperto che durante la fase iniziale a prevalere sono le motivazioni positive, mentre nella fase successiva subentrano effetti via via più negativi. Ad esempio, durante la fase inaugurale di una dieta dimagrante tutti gli individui sottoposti al test hanno mostrato speranze positive e la ferma volontà di migliorare il proprio aspetto fisico: ciò si è quasi sempre tradotto in un impegno maggiore, in una buona costanza nel praticare attività fisica, in un consumo più importante di cibi poco calorici quali verdura e frutta, e persino nell’acquisto di abiti dalle taglie più ridotte, in previsione di un prossimo miglioramento delle proprie condizioni fisiche. Le reazioni appena descritte non solo tendono a scomparire durante la seconda fase, ma vengono addirittura sostituite da pensieri negativi che inevitabilmente finiscono col rendere il prosieguo molto più impegnativo.

Le nostre reazioni psicologiche
Ma come mai tendiamo a reagire in questo modo? Alcuni studi pregressi sul comportamento umano e sulle motivazioni che ci spingono verso un determinato obiettivo, evidenziano un cambiamento abbastanza netto dei punti di riferimento adottati dalla nostra psiche durante le due fasi. Quando iniziamo a lavorare per un nuovo obiettivo tendiamo ad assumere la nostra condizione di partenza come punto di riferimento principale, mentre durante le fasi che seguono il riferimento diventa l’obiettivo stesso da centrare. Se il primo ci mostra quanto ottenuto fin’ora, permettendo di focalizzarci soprattutto sui risultati positivi, il secondo ci mette inevitabilmente di fronte a quanto resta ancora da fare, spostando l’attenzione sui possibili risvolti negativi e sulle precauzioni da adottare per far sì che i sacrifici fatti non vadano sprecati.

Eliminare i pensieri negativi è la mossa alla base del successo
Il nostro modo di ragionare tende a valutare i progressi e gli obiettivi ancora da perseguire come una vera e propria scalata, un percorso in perenne ascesa estremamente difficile da portare a termine. Se inizialmente l’entusiasmo per quanto ottenuto tende a farci concentrare sui risvolti positivi, in un secondo momento l’attenzione scivola inevitabilmente verso il traguardo, cosicché tendiamo a realizzare quanta strada manca ancora al raggiungimento della vetta. I risultati dei test effettuati sugli individui selezionati dai ricercatori canadesi evidenziano quanto le probabilità di riuscita potrebbero essere elevate se durante le fasi finali del percorso ci concentrassimo meglio sull’eliminazione dei pensieri negativi.
La ricercatrice che portò a termine il primo studio di questo genere sostiene fermamente che tale scoperta potrebbe sortire ripercussioni molto importanti anche sulle strategie di marketing. Alcune aziende, infatti, potrebbero cominciare a calibrare le loro strategie pubblicitarie in relazione alla fase del percorso motivazionale nella quale si trovano i loro potenziali clienti. Qualche esempio concreto utile ad afferrare meglio questo legame fra psicologia e marketing? Una palestra frequentata per la maggior parte da individui che hanno appena intrapreso un percorso utile a recuperare la forma fisica potrebbe far leva sulle innovazioni e sulle opportunità messe a disposizione dalla struttura in questione per coloro che desiderano ottenere un peso forma ideale. Al contrario, il flyer che pubblicizza una palestra che vuole attirare coloro che hanno già intrapreso un determinato percorso, dovrebbe mettere in evidenza la soddisfazione espressa dagli altri clienti che frequentano la struttura e che sono riusciti a perseguire il loro obiettivo grazie agli strumenti messi loro a disposizione. Insomma, di qualsiasi ambito si tratti, le motivazioni che ci inducono a migliorare la nostra condizione e a raggiungere un determinato traguardo necessitano di essere rinnovate continuamente e scremate da ogni pensiero negativo capace di allentare pericolosamente il nostro impegno.