Perché mi bevo l’acqua del rubinetto

Per molti l’idea di bere acqua dal rubinetto è quanto meno rischiosa ed è per questo che il consumo di acque minerali in bottiglia viene preferito.La prudenza rispetto alla scelta dei cibi che mangiamo, per i quali si preferisce la provenienza biologica, non sempre rispecchia la stessa attenzione sull’acqua. Succede spesso anche che ci si dimentichi di bere, mentre il nostro organismo per funzionare al meglio ha bisogno di almeno 1, 5 litri di acqua al giorno.
La quantità di acqua ingerita dovrebbe aumentare anche in previsione della bella stagione, quando le temperature si alzano, si suda e si tende a perdere i liquidi che vanno prontamente rimpiazzati.
La buona notizia che interesserà coloro che disdegnano l’acqua del rubinetto, è che nella maggior parte dei casi si tratta di una bevanda sana che riceve tutti i controlli del caso, per essere un alimento sicuro e che non faccia male alla salute.

È certo che di acqua non si può fare a meno perché il corpo deve essere adeguatamente idratato e non è un mistero che a livello estetico bere risulta una buona abitudine. La pelle, infatti, lasciata con poca acqua durante gli anni tende a invecchiare prima con la comparsa precoce delle rughe, mentre un corpo idratato gode di maggiore benessere. Bere acqua aiuta dunque a mantenere l’equilibrio idrosalino ed è utile anche per evitare di sostituirla con altre bevande, alle quali vengono aggiunti zuccheri o che possono risultare sovreccitanti, come il the o il caffè.

Gli italiani che bevono acqua del rubinetto
Di recente si è svolto il World Water Day 2017 durante il quale sono stati resi noti i risultati di una ricerca che vede il 44% degli italiani bere regolarmente acqua dal rubinetto.
Ci sono molte credenze e luoghi comuni da sfatare riguardo all’acqua del rubinetto, alla quantità da bere e anche ai benefici o meno che può avere.
Non è vero, per esempio, che non bisogna berla durante i pasti, perché, al contrario, favorisce i processi digestivi e dona un maggiore e più veloce senso di sazietà. In questo caso aiuta anche a mangiare meno, proprio perché inibisce in parte l’appetito.
Un altro mito da sfatare è quello che chi beve acqua dal rubinetto rischia di incorrere nei calcoli renali. È una falsa credenza in quanto la formazione sia della “renella” che dei calcoli renali segue un processo che non interessa il calcio nell’acqua. Quest’ultimo invece concorre all’apporto giornaliero insieme a quello dei latticini.
Molte persone che hanno avuto problemi di calcoli renali scelgono di acquistare acqua povera di calcio, ma è un errore in quanto si privano di un minerale necessario e non nocivo. E’ inutile anche acquistare l’acqua pubblicizzata che combatte il colesterolo, perché non è adatta allo scopo.
La quantità di acqua da bere come accennato si aggira intorno al litro e mezzo, mentre ci sono persone che, invece, a causa di patologie a carico dei reni devono seguire le indicazioni mediche.
In nessun caso si corre il rischio di un “sovradosaggio” di acqua, in quanto per avere effetti deleteri, bisognerebbe bere almeno 3 litri di acqua in pochissime ore, come ha suggerito la specialista Laura Rossi del Crea, che si occupa di scienze dell’alimentazione.

I controlli sull’acqua del rubinetto
Bere l’acqua del rubinetto significa anche avere garanzie sulla qualità del prodotto. Il sapore dell’acqua cambia da città a città e questo denota la diversa origine alla sorgente, che nella maggior parte dei casi è sotterranea. Può succedere anche che sia la stessa che viene imbottigliata nelle confezioni che si trovano al supermercato.
L’acqua che sgorga dal rubinetto è igienicamente sicura e più economica, oltre a non richiedere di recarsi presso i punti vendita e affrontare la fatica del trasporto fino a casa.
I controlli sull’acqua non avvengono più come in passato a campione, ma le procedure odierne puntano a un monitoraggio pressoché continuo, per individuare sul nascere eventuali contaminazioni di qualsiasi natura.
Un importante progetto chiamato “Water Safety Planet” sta per essere avviato, oltre che su base locale, anche a livello nazionale. Il progetto prevede più controlli, nuovi parametri per verificare la qualità dell’acqua e un ampliamento dell’elenco di sostanze che potrebbero essere pericolose.
La prima città italiana che ha aderito al progetto è Milano, con la collaborazione della società di gestione idrica locale e l’Istituto Superiore di Sanità. Oggi l’acqua di Milano viene attentamente monitorata sulla base di un complesso sistema statistico, che è decisamente all’avanguardia.
L’acqua viene usata anche nelle mense della scuola di centri come San Giorgio, Legnato e Cerro Maggiore, dunque quella che bevono i cittadini milanesi subisce dei controlli a partire dalla falda da cui ha origine fino all’ambiente di superificie circostante, che comprende il terreno, l’aria e tutte le potenziali fonti di inquinamento. In qualsiasi caso i pericoli vengono eliminati a partire dalle falde acquifere, assicurando agli utenti un’acqua potabile.
Solo una piccola parte dell’acqua che arriva nelle case degli italiani ha una fonte di superficie e contiene meno minerali, richiedendo perciò operazioni di purificazione più approfondite.
E’ comunque un’acqua di buona qualità, anche se ha un sapore diverso da quella che arriva dalle falde sotterranee.
Il sapore risulta gradevole e anche la qualità non cambia, per cui si può bere tranquillamente, salvo prescrizioni o comunicazioni del proprio comune di appartenenza che segnalano momentanei periodi di non potabilità.