Femminizzazione del maschio moderno: ecco gli effetti dell’inquinamento

I rischi del processo tecnologico e dell’inquinamento
I giovani maschi di oggi risultano molto più alti dei loro padri e soprattutto dei loro nonni ma a differenza loro, il progresso li ha resi molto più femminili rispetto ai loro predecessori. Gli studiosi si sono occupati di questo insolito e particolare fenomeno, risultato dei tempi moderni, ma soprattutto risultato delle sostanze inquinanti che sono di uso quotidiano. Il progresso tecnologico è stato fondamentale per il miglioramento dello stile di vita ed ha cambiato radicalmente le nostre abitudini, il nostro lavoro e i rapporti interpersonali. L’utilizzo del computer, dei telefonini e più in generale delle materie plastiche produce una significativa diminuzione del livello di testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, che determina a sua volta effetti catastrofici per lo sviluppo della specie: in primo luogo si ha la diminuzione della fertilità ed in secondo luogo si ha una diminuzione notevole delle nascite di bambini maschi rispetto alle nascite di bambine femmine.

Le sostanze chimiche sotto accusa
Le sostanze chimiche sotto accusa sono presenti negli oggetti che utilizziamo regolarmente nella nostra vita quotidiana: nei piatti e nei bicchieri di plastica così come nei cartoni delle pizze e negli indumenti ci sono i composti perfluorurati PFC, molecole con legami carbonio-fluoro; nell’industria cosmetica, in creme e in dopobarba, vengono utilizzati i fatlati come il bisfenolo, potente additivo che determina variazioni qualitative dello sperma; inoltre sono presenti sostanze chimiche anche nei medicinali analgesici di largo consumo come il paracetamolo: tali sostanze interferiscono nella genetica procurando mutamenti sessuali.

Come agiscono tali sostanze
Tutti nasciamo femmine ma al quinto mese di gravidanza intervengono fattori che permettono lo sviluppo del cromosoma Y e che permettono la crescita dei tratti che contraddistinguono il sesso maschile, la formazione del pene e dei testicoli.
Le sostanze chimiche, se assunte dalle donne in stato interessante, possono far sì che al quinto mese di gravidanza non si sviluppino i caratteri tipici del sesso maschile. Creano l’effetto inganno al corpo delle donne in gravidanza: fanno credere di essere degli ormoni estrogeni e conseguentemente impediscono la crescita del pene e dei testicoli.

Le conseguenze dell’utilizzo delle sostanze chimiche sotto accusa
L’Università di Padova ha messo in evidenza che la riduzione del pene dei giovani di oggi è di circa 1 centimetro rispetto a quella dei loro avi ma ciò che più preoccupa i ricercatori è la diminuzione dei spermatozoi all’interno dei testicoli. Notizia che non fa ben sperare perché a lungo andare comprometterebbe l’evoluzione umana e soprattutto determinerebbe mutazioni geniche che renderebbero tutti i maschi impotenti ed incapaci di procreare. Nelle ultime generazioni gli spermatozoi si sono ridotti di più della metà, i livelli di testosterone dei sessantenni di oggi sono molto più bassi rispetto a quelli dei loro padri, la sterilità maschile è aumentata nell’ultimo ventennio e circa un terzo dei ventenni italiani è a rischio permanente di infertilità.

I dati dello studio dei ricercatori padovani
I ricercatori padovani nella 32° edizione del convegno di Medicina della Riproduzione hanno mostrato dati sorprendenti su uno studio effettuato su più di trecento giovani maschi poco più che ventenni: lo spazio tra l’ano e i testicoli è ridotto, caratteristica che è presente nelle donne dove lo spazio tra ano e vagina è molto piccolo. La distanza ano-genitali è importante nella determinazione delle alterazioni delle funzioni dei testicoli e soprattutto nella potenza e nella qualità del liquido spermatico. Inoltre all’aumentare dell’altezza e della lunghezza delle braccia dei giovani maschi vi è la drammatica crescita di seni maschili che rende i giovani d’oggi meno attraenti e soprattutto non desiderabili dal sesso femminile.

Le scoperte dello studio danese
I ricercatori danesi hanno messo in evidenza che il problema non è rappresentato dalle singole sostanze assunte singolarmente ma dal mescolamento delle stesse. Purtroppo molte multinazionali soprattutto statunitensi non osservano protocolli che definiscono e impongono i livelli massimi delle sostanze chimiche contenute negli alimenti di utilizzo quotidiano; inoltre le metodiche di lavorazione su nuovi prodotti di uso comune presenti sul mercato non sono state ancora regolamentate. Ad esempio nelle cialde per macchine da caffè i livelli di ftalati sono spaventosamente elevati ed interferiscono pesantemente sul sistema endocrino, l’utilizzo spasmodico di bisfenolo A nelle pellicole che rivestono le lattine di coca cola, di tonno o di salmone determinano un aumento notevole degli estrogeni.

Effetti delle sostanze chimiche anche sugli animali di sesso maschile
Gli studiosi ritengono inoltre che tali sostanze chimiche non siano solo presenti negli oggetti di comune utilizzo ma anche nell’aria e soprattutto nel cibo che mangiamo ogni giorno e nelle acque: tali sostanze vanno a determinare delle mutazioni geniche anche negli animali. Già uno studio degli anni ’90 dimostrava che la presenza della diossina nei laghi americani determinasse una feminilizzazione dei coccodrilli; inoltre gli uomini che da bambini avevano avuto contatti con la diossina possedevano il 30% di spermatozoi in meno. Gli orsi polari, le lontre di mare e le balene sono interessate da questo processo di feminilizzazione dovuto al rilascio di queste sostanze inquinanti che simulano l’ormone femminile. Ci sia avvia quindi ad un cambiamento radicale della popolazione maschile non solo umana, ma anche animale.