Ricostruzione mammaria dopo mastectomia: l’intervento che ridona il seno alle donne operate di tumore

Se la prima speranza di ogni donna che si trova ad affrontare un tumore al seno è guarire, la seconda è di riuscire a preservare un aspetto importante della propria identità femminile.

Il tumore al seno è fortunatamente oggi sempre più curabile: è infatti stimato che se individuato precocemente la sopravvivenza a cinque anni è del 97%. Tuttavia quasi tutte le donne a cui è stato diagnosticato un tumore del seno, subiscono un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati. Nei casi più gravi si parla di mastectomia parziale o totale, cioè di rimozione della ghiandola, del linfonodo sentinella e/o di tutti i linfonodi sotto l’ascella, cui può seguire la rimozione di parte o di tutto il muscolo pettorale e spesso anche della pelle sovrastante. In questi casi la ricostruzione del seno è un elemento essenziale per il benessere psicologico della persona tanto che è considerata oggi parte integrante della cura del tumore.

Il seno come elemento principe di femminilità
«La caratteristica fisica immediatamente associata all’idea di femminilità è sicuramente il seno – spiega il dottor Luigi Mazzi, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva. Per questo riuscire a ridonare un aspetto così importante dell’identità femminile alle donne operate al seno risulta importante non solo ai fini estetici ma anche e soprattutto psicologici: grazie ad un intervento di ricostruzione o rimodellamento della mammella concomitante o successivi alla mastectomia, la donna riacquista sicurezza sociale riprendendo a condurre una vita del tutto normale e sentendosi a proprio agio in ogni situazione, in costume da bagno, in palestra, ecc”.»

In che cosa consiste l’intervento di ricostruzione mammaria?
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Evidentemente – specifica il dottor Mazzi – in quanto la paziente ha subito l’asportazione della ghiandola mammaria l’intervento di ricostruzione post mastectomia differisce dal classica operazione di mastoplasica additiva, cioè di ingrandimento del seno a fini estetici, in cui la ghiandola è integra. Ogni caso è da valutarsi attentamente, studiando singolarmente la dimensione del nodulo e la sua posizione prima dell’asportazione, l’età e la condizione fisica della paziente e le sue aspettative. In termini generali possiamo identificare due fasi di intervento:

  • la prima prevede il posizionamento di un dispositivo (detto espansore), sotto il muscolo pettorale;
  • la seconda l’impianto della protesi definitiva.

L’espansore è una sorta di palloncino di gomma sgonfio che viene progressivamente riempito con soluzione fisiologica in sedute intervallate da 7-14 giorni per circa 3-4 mesi. Questa fase è essenziale per distendere i tessuti e facilitare il successivo inserimento della protesi vera e propria. A distanza di alcuni mesi il chirurgo plastico rimuove l’espansore e inserisce la protesi definitiva; segue poi la ricostruzione del capezzolo.»

Le protesi sono sicure?
«Oggi, dopo anni di ricerche e di test di sicurezza su milioni di donne, si è assolutamente certi che le protesi per il seno non creano danni e non sono pericolose per la salute e che la qualità del risultato estetico è ottimo e sicuro. Tutte le protesi che io utilizzo – continua il dottor Mazzi – sono realizzate in gel testurizzato di ultima generazione, con effetto barriera brevettato e permettono una distribuzione ottimale del riempimento per una sensazione del tutto naturale al tatto.»

Salvare il capezzolo quando si può
Fino a qualche anno fa areola e capezzolo erano sempre asportati durante gli interventi di mastectomia.«Studi approfonditi hanno permesso di accorgersi che questi tessuti sono invasi da percentuali di cellule tumorali in quantità minima, nell’ordine dell’1-2% – spiega il dottor Mazzi – un valore statisticamente troppo basso per giustificare una mutilazione che, dal punto di vista psicologico, per una donna risulta molto pesante da sostenere. Le nuove tecniche consentono ora di preservare questa zona. Nella maggior parte dei casi la sensibilità è compromessa, ma si conserva la capacità erettile del capezzolo, rendendo il seno operato indistinguibile da quello sano.»

Dopo l’intervento
La maggior parte delle donne si ritiene soddisfatta del risultato, anche se la simmetria tra i due seni di solito non può essere perfetta. La ricostruzione o il rimodellamento del seno in una donna cui è stato asportato un tumore è, infatti, cosa ben diversa dal ritocco richiesto per ragioni esclusivamente estetiche. Non bisogna avere aspettative irrealistiche. I risultati che oggi si possono ottenere sono molto soddisfacenti, ma difficilmente sovrapponibili a quelli di una donna sana.
L’impianto della protesi dà al seno operato un aspetto più giovanile rispetto a quello non operato, perché resta più alto. Per ristabilire la simmetria, normalmente s’interviene con la mastopessi, intervento che permette di sollevare anche il seno controlaterale e contemporaneamente allineando le dimensioni delle due parti. La protesi al silicone ha comunque una consistenza e una mobilità diverse da quella del tessuto naturale per cui, per esempio quando la donna si sdraia, non segue la gravità come il seno sano; le cicatrici, poi, che nella chirurgia estetica vengono lasciate in zone nascoste, nel caso della chirurgia ricostruttiva invece talvolta possono essere più visibili perché dipendono dalla posizione in cui si trova il tumore. Anche in questo campo, però, sono stati fatti molti progressi.


Le tecniche impiegate nella moderna ricostruzione sono molte e in continuo sviluppo. Per un approfondimento invitiamo i lettori a leggere l’articolo completo Ricostruire il seno dopo la mastectomia


Luigi Mazzi – E’ medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica e ricostruttiva e medicina estetica. Membro di svariate società scientifiche riconosciute a livello mondiale (American Society for Laser Medicine and Surgery ASLMS; American Society for Photodynamic Therapy ASPDT; International Society for Dermatologic Surgery ISD; Società Italiana di chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE; Società Internazionale di Medicina Estetica SIME), partecipa in qualità di docente a numerosi workshop, nazionali ed internazionali, sulle tecniche laser e luce pulsata nell’ambito della chirurgia plastica, dermatologia e chirurgia vascolare. Consulente clinico per diverse aziende italiane e straniere del settore della medicina e chirurgia estetica, il dottor Mazzi riceve in Italia a Milano e Verona e in Svizzera a Lugano.