Mastoplastica additiva come strumento di riaffermazione della donna

Madre che allattaIl seno femminile è stato da sempre oggetto passivo di attenzione culturale, in senso di negazione e di oppressione della figura femminile in toto, dal punto di vista del suo corpo, ” segnato ” dalle stigmate femminili, per quanto riguarda seno e vagina, e in certi “luoghi” culturali” per quanto riguarda anche il volto, velato e nascosto alla vista comune, così come per quanto riguarda anche la maggior parte del corpo, nonché dell’anima,  controllata ed “eletta” al sacrificio del “Sé” globale, pur se appartenente a donne consenzienti ed ispirate, almeno per quanto riguarda le più, al ruolo “sacro”, inteso nel suo etimo di – separato, rispettato, votato, secondo un Volere Superiore, indiscutibile e impronunciabile.  Quanto soggetto attivo, la donna, protagonista della sua rivoluzione culturale,  che ha fatto epoca, costume e politica.

Il seno femminile, in particolare, ha subìto nel corso dei secoli momenti storici di negazione e periodi culturalmente favorevoli di “apertura” sotto l’alternarsi di input socio politici, in una parola compiuta, di input “culturali” di segno opposto, pagando il prezzo dell’essere attributo distintivo dell’essere donna,  temuta per i suoi stessi attributi femminili e per gli stessi attributi nello stesso tempo desiderata.

Una spiegazione di questa apparente contraddizione, almeno per quanto può esprimere un punto di vista laico che non vuole in alcun modo offendere le posizioni critiche di alcuna religione, di alcun punto di vista, di alcuna posizione tradizionale, di alcuna fede religiosa, di alcuna pre- determinazione, ci viene dall’antropologia, nel nome di Desmond Morris, antropologo di fama indiscussa, quanto discutibile, se vogliamo, che in sintesi così “predica” -: da un punto di vista evolutivo la regione mammaria femminile rappresenta la valenza sessuale della regione glutea che nella scimmia antropomorfa aveva anche la funzione di sedurre il maschio, esposta com’era e attiva e dinamica com’era nel modificare la sua morfologia durante i periodi fertili con il seducente arrossamento dell’area propriamente genitale, vulva e vagina. Con la conquista della stazione eretta e dell’abito/status dell’homo/donna sapiens e poi di soggetto moderno/civile, il seno, nella acquisita stazione eretta ( homo erectus ), è divenuto il surrogato, rappresentante della regione glutea, guadagnando le caratteristiche sessuali di espressione/richiamo sessuale. Nel nuovo ruolo sostitutivo, le mammelle si sarebbero trasformate, secondo Desmond Morris, modificando la propria  morfologia estetica, abdicando alla propria morfologia primitiva più adatta all’allattamento, per assumere la morfologia attuale con funzione  primaria di seduzione per il maschio.

La funzione del seno infatti sarebbe naturalmente solo quella di produrre il latte per allattare e la sua morfologia estetica sarebbe stata conformata  per ottemperare al massimo a tale funzione, dovendo  un senso cioè, capiente, largo e poco proiettato ( tendente al piatto ), quale  deposito di latte con accesso da capezzoli lunghi, come infatti è nelle scimmie antropomorfe, che così assolverebbe egregiamente alla sua funzione primaria, per la gioia dei piccoli che quando si attaccano al seno possono succhiare dai lunghi capezzoli senza essere impediti, nella respirazione che la rotondità del seno moderno proiettato e “tanto”, impedisce, nell’atto della suzione, schiacciando il nasino corto e largo proprio della specie.

Se è vero, prosegue Desmond Morris, che esiste una correlazione tra estetica e funzione (come bene esprime Viola, un altro grande antropologo che così argomenta: – ” l’estetica è il segno col quale la natura disegna la funzione “), non si spiegherebbe come mai la natura avrebbe disegnato nelle scimmie antropomorfe un seno piatto, antiestetico al massimo, con lunghi capezzoli, espressione  secondo i canoni attuali, dell’estetica più straccia, SE NON  per MEGLIO assolvere alla funzione dell’allattamento,  espressione di una estetica PERFETTA  se giudicata  da questo punto di vista, per le ragioni suesposte che vedono il lattante succhiare avidamente e autonomamente senza l’aiuto della mamma, come invece accade modernamente . L’ “uscita” del seno attuale dalla morfologia estetica del seno primitivo che per la sua funzione lattatoria lo voleva  piatto con lunghi capezzoli, secondo la logica che estetica e funzione sono due facce della stessa medaglia, ci deve suggerire, secondo Desmond Morris, che il seno attuale, indiscutibilmente apprezzato per la sua rotondità e proiezione, con complessi areolari di dimensioni contenute e capezzoli appena pronunciati come i canoni dell’estetica attuale sanciscono, debba essere l’estetica migliore di un bel seno, con poche eccezioni e variabili, di un seno apprezzato dai più e valorizzato anche come prodotto di consumo ( per inciso, secondo una interpretazione personale del sottoscritto chirurgo estetico dr Giovanni Ponzielli, la resistenza di alcune pazienti ad avere un seno troppo rotondo, che invece pretendono schiacciato ai poli superiori come meglio garantito dall’utilizzo di protesi di tipo anatomico anziché rotonde, potrebbe essere spiegato per la presenza nell’inconscio di tali soggetti di quello che in psicoanalisi Sigmund Freud ha definito con la parola – ” perturbante”, quale sollecitazione inconscia di esperienza rimossa, censurata dal Super Io in quanto incompatibile con la morale, entità psichica  dell’uomo evoluto  alla fine del suo percorso  critico, costellato di rinunce e sofferenze e inscritto da Sigmund Freud nel concetto di disagio della civiltà, come dice il titolo della sua pubblicazione del 1929  ), ha creato in chirurgia estetica il presupposto per cui la mastoplastica additiva è diventata protagonista sulla scena della riconquista del “potere” da parte di una donna libera, sicura di sé che ha ritrovato uno strumento antico di affermazione del sé e un oggetto di scambio nella antica ( e attuale ) lotta di conquista di spazi e di diritti, nell’economia globale che richiama anche forme di baratto quale strumento antico di economia reale e che gode modernamente del simpatico aforisma, simpatico in quanto provvisto di doppio senso, di ” scambio in natura”.

A cura del dr. Giovanni Ponzielli
Specialista in chirurgia plastica estetica
www.chirurgia-estetica-ponzielli.it