All’origine della vita: rivelato lo start-up genetico di un embrione

aCosa succede dopo la fecondazione di un ovulo? Quali sono i primi geni a svilupparsi? È stato pubblicato sulla rivista Nature lo studio internazionale che per la prima volta ha mappato tutti i geni che si attivano in un ovulo umano nei primi giorni dopo la fecondazione.

La collaborazione tra il laboratorio di genetica molecolare ProCreaLab del centro di medicina della riproduzione ProCrea di Lugano e dell’università di Ginevra sotto la giuda dello svedese Karolinska Institutet, una delle più importanti istituzioni di educazione universitaria di medicina al mondo, potrebbe aprire nuove prospettive nella soluzione dei problemi di infertilità.

«Lo studio ha fornito un’analisi approfondita delle prime fasi di sviluppo embrionale aprendo così delle importanti prospettive che ci potrebbero individuare nuove cure contro l’infertilità», premette Giuditta Filippini, direttore di ProCreaLab che ha partecipato al lavoro. Lo staff di scienziati, guidato da Juha Kere professore presso il Dipartimento di Bioscienze e Nutrizione al Karolinska Institutet e affiliato alla Science for Life Laboratory (SciLifeLab), ha infatti analizzo la fase di start-up genetico di un embrione umano, arrivando a individuare nuovi geni nella fase iniziale di sviluppo.

Spiega Filippini: «All’inizio di una vita c’è una sola cellula che, quando fecondata, dà origine ad un processo di sviluppo genetico. L’ordine in cui i nostri geni si sviluppano era però rimasto finora territorio inesplorato». Dei circa 23mila geni conosciuti ad oggi che compongono il DNA, gli studiosi hanno scoperto che solamente 32 vengono attivati a distanza di due giorni dalla fecondazione. Dopo tre giorni, i geni sono 129. «Importante è che sette dei geni trovati e caratterizzati non erano stati scoperti in precedenza», aggiunge il direttore di ProCreaLab. «I risultati raggiunti forniscono nuove intuizioni nella regolazione del primo sviluppo umano. Lo staff che ha eseguito lo studio è concorde nel ritenere che sono stati identificati nuovi elementi che potrebbero essere utili nella riprogrammazione delle cosiddette cellule staminali pluripotenti per l’eventuale trattamento di una serie di malattie e, potenzialmente, anche nel trattamento della sterilità».

Lo studio ha visto la collaborazione di tre gruppi di ricerca provenienti dalla Svezia e dalla Svizzera: il Karolinska Institutet, il laboratorio ProcreaLab di Lugano e l’Università di Ginevra Ognuno dei gruppi ha portato un bagaglio unico di competenze ed esperienza. Il lavoro è stato supportato dal Karolinska Institutet Distinguished Professor Award, dal Consiglio svedese della ricerca, dal programma di ricerca strategica per il finanziamento del diabete al Karolinska Institutet, dalla Contea di Stoccolma, dalla fondazione Jane & Aatos Erkko, dalla fondazione Instrumentarium Science e dalle fondazioni Åke Wiberg e Magnus Bergvall. I calcoli sono stati eseguiti su risorse fornite da SNIC attraverso l’Uppsala Multidisciplinary Center for Advanced Computational Science (UPPMAX).