Mastoplastica Additiva

Il seno è il simbolo della femminilità e della maternità per eccellenza. Non a caso nel corso dei secoli è stato ritratto da innumerevoli artisti e celebrato dai poeti. E non a caso è ancora oggi la parte del corpo con la quale molte donne si trovano a fare i conti.
Seni per propria natura troppo piccoli oppure risultati “svuotati” dopo le gravidanze e l’allattamento, o dopo un drastico dimagrimento. Seni che si sono sviluppati in maniera asimmetrica o che vengono percepiti come “brutti” possono realmente causare disagio, suscitare imbarazzi e insicurezze a livello psicologico che si riflettono nella vita relazione e di coppia.
Se si è insomma lontane dal poter indossare un reggiseno taglia 3 coppa C, da molti considerata la misura ideale, la chirurgia estetica può offrire una soluzione tramite la mastoplastica additiva.

Che cosa si intende per mastoplastica additiva?

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico a fine estetico volto ad aumentare il volume del seno o a correggerne la forma. E’ dunque l’intervento ideale per chi desidera un seno pieno, sodo e ben modellato, armoniosamente in linea con le caratteristiche del proprio fisico.
Oggi in Italia la mastoplastica additiva si posizione al secondo posto fra gli interventi di chirurgia estetica eseguiti (33.532 interventi nel 2014. Dati dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica).

Per quali pazienti è adatta la mastoplastica additiva?

Le pazienti tipo di un intervento di mastoplastica additiva si possono generalmente raggruppare sotto due categorie: le donne giovani che – al termine del periodo dello sviluppo – si sono ritrovate con un seno poco o per nulla sviluppato, e le donne più mature che hanno il desiderio di aumentare o rimodellare un seno risultato svuotato, dalla forma cadente o poco attraente.
A seconda della tipologia della paziente e dell’entità del problema il chirurgo estetico saprà indirizzare verso la soluzione migliore: la classica mastoplastica additiva tramite l’uso di protesi per il seno rotonde o anatomiche a goccia, oppure la nuova mastoplastica che abbina le protesi al lipofilling, cioè l’autotrapianto di grasso, per un risultato ancora più naturale.

Chi può realizzare un intervento di mastoplastica additiva?

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico per aumentare e innalzare il seno, eseguito tramite anestesia generale. Può essere quindi realizzato solo da un medico con specializzazione in chirurgia plastica e ulteriormente formato nel campo della chirurgia estetica.
Sembra banale ripeterlo ma solo un professionista specializzato può garantire alla paziente i risultati sperati, il rispetto di procedure secondo i più alti standard di sicurezza e l’accompagnamento prima e dopo l’ intervento.



Le fasi dell’intervento

Fase 1: la visita preliminare: una approfondita visita con il chirurgo plastico che realizzerà l’operazione è il punto di partenza fondamentale. Parlando con il chirurgo la paziente può valutare se le proprie aspettative sono realistiche, visionare immagini di seni prima e dopo l’intervento e selezionare la tipologia di protesi per il seno migliore rispetto alle proprie caratteristiche fisiche.
Oggi i chirurghi più all’avanguardia utilizzano sofisticati programmi di elaborazione tridimensionale per permettere alle pazienti di visionare in anteprima su computer il proprio seno rifatto. Il software ESTETIX3D Mammo ad esempio consente, a partire da una foto digitalizzata del torace della paziente, di simulare il posizionamento di protesi diverse per forma e volume. “La proiezione del seno visto da tutti i lati e prospettive – spiega il dottor Alessandro Gennai di Bologna, chirurgo plastico socio dell’Eafps (European Academy of facial and plastic surgery) – permette mitigare la comprensibile ansia della paziente. Molto utile anche in casi di asimmetrie dove possiamo valutare esattamente quale sia il volume ideale della protesi da impiantare per entrambe le mammelle. La paziente non avrà brutte sorprese o rimpianti di non aver fatto la scelta giusta”.
Fase 2: in sala operatoria: l’intervento di mastoplastica additiva viene svolto in anestesia totale, o in anestesia locale con sedazione profonda, generalmente in day surgery (senza pernottamento). Durante l’operazione – che dura dai 45 ai 90 minuti – le protesi scelte assieme al chirurgo vengono posizionate in quello che viene chiamato un dual plane: nella metà superiore del seno la protesi viene posizionata al di sotto del muscolo mentre nella metà inferiore dietro la ghiandola. La via di accesso è solitamente un taglietto di 4 centimetri che può essere effettuato o a livello del solco sottomammario, a livello periareolare o in alcuni casi a livello ascellare.
Le protesi per il seno sono realizzate in silicone. Una novità è rappresentata dalle protesi ultraleggere B-lite.
“Le protesi B-lite – spiega il dottor Roy De Vita, primario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva e membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) – sono riempite da silicone medico, proprio come le altre protesi comunemente usate, ma con l’aggiunta di microsfere di vetro borosilicato, un materiale inerte in grado di creare una fitta rete di legami chimici con il gel di silicone. Il risultato è una protesi dalle caratteristiche fisiche analoghe a quelle attuali che a parità di volume pesa meno”. I risultati estetici sono migliori e le complicanze minori.

Altra recente novità è l’uso combinato di protesi e lipofilling. Dopo aver inserito le protesi, si esegue un piccola lipoaspirazione, prelevando il tessuto adiposo dalle sedi (cosce, fianchi, addome) in cui è naturalmente presente. Il grasso viene poi depurato, trattato e trasferito nel seno, per aumentarne ulteriormente il volume e soprattutto per rendere ancora più naturale l’effetto dell’aumento con le solo protesi. “Soprattutto nei casi di aumenti considerevoli in pazienti con ghiandole piccole e struttura dei muscoli pettorali modesta – spiega il dottor Fabrizio Malan, presidente della SICPRE – il margine superiore della protesi può essere visibile. E questo, in un intervento che è solo estetico, è un effetto ovviamente sgradito, perché rende riconoscibile il ritocco”.

Fase 3: la convalescenza: sono tanti i dubbi che insorgono prima di affrontare l’intervento. Si prova dolore dopo l’operazione? Il seno ha bisogno di un periodo di assestamento? Dopo quanto tempo si può riprendere a fare sport? Rimarranno delle cicatrici visibili sul seno?
Il dolore è naturalmente soggettivo; seguendo la terapia di antibiotici e analgesici prescritti dal chirurgo è in genere del tutto sopportabile e si risolve in 3-4 giorni.
Alla fine dell’intervento viene posizionato un reggiseno elasticizzato che va indossato per circa 10 giorni anche di notte. Per i primi 10-15 giorni, o comunque prima della rimozione dei punti, è bene evitare sforzi con le braccia, ma a distanza di un mese il risultato si può considerare generalmente assestato e definitivo.
Le protesi di ultima generazione sono pensate per durare nel tempo, sono costruite per resistere alle sollecitazioni meccaniche ed è possibile svolgere qualsiasi attività fisica senza restrizioni. La ripresa dell’attività sportiva viene consigliata tuttavia non prima di 2 mesi dall’intervento.
Infine le cicatrici: sono davvero minime e per ridurne al massimo la visibilità basta usare l’accorgimento di non esporle al sole per i primi 6 mesi dopo l’intervento.

Problemi e soluzioni

La mastoplastica additiva realizzata da un serio chirurgo plastico non presenta rischi maggiori di qualsiasi altra operazione e in generale si può considerare un intervento del tutto sicuro.
L’unico specifico problema che può insorgere nel tempo è la contrattura capsulare, cioè una variazione della consistenza e indurimento del seno. L’organismo reagisce infatti a quel corpo estraneo che sono le protesi rivestendole di tessuto fibroso particolarmente resistente. Così “incapsulate”, e di conseguenza rigide, le protesi possono diventare evidenti, dando luogo a un effetto poco naturale e a volte asimmetrico. E’ un inconveniente oggi raro (circa 1-2%) grazie alle nuove protesi a superficie rugosa ed è facilmente risolvibile con trattamenti medici, senza necessità di ulteriori interventi chirurgici.
Infine altri inconvenienti come la dislocazione o la rotazione, entrambi più frequenti nei primi 2 mesi dopo l’intervento e causati da eccessivi o bruschi movimenti nella delicata fase post operatoria, sono risolvibili con un piccolo intervento in sala operatoria.

La SICPRE: attenti a medico, sede operatoria e prezzo

Non tutti i medici possono eseguire la mastoplastica additiva, l’intervento che consente di aumentare il volume del seno. Lo sottolinea la SICPRE, Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, ricordando una legge dello Stato (la legge 5 giugno 2012 n.86), in vigore a tutti gli effetti ma spesso ignorata. E ricordando che affidarsi a un operatore abilitato è fondamentale per la sicurezza della paziente, proprio come lo è la scelta della struttura in cui avviene l’intervento e il prezzo dello stesso.

“Le protesi hanno un costo – sottolinea Giorgio De Santis, presidente della società che raccoglie l’80% dei chirurghi plastici del nostro Paese -. E le pazienti devono sapere che un intervento di mastoplastica additiva a 2.000 euro, come spesso proposto sul web, non può in alcun modo essere eseguito con dispositivi idonei e in sedi idonee”.

In base a quanto previsto dalle legge, che tra l’altro istituisce il registro delle protesi e vieta l’intervento alle minorenni, la mastoplastica additiva può essere eseguita dagli specialisti in Chirurgia Plastica e dai medici che, alla data di entrata in vigore della legge, sono in possesso del titolo di specialista in Chirurgia Generale, Ginecologia e Ostetricia e Chirurgia Toracica o hanno svolto attività chirurgica equipollente nei 5 anni precedenti. Insomma, non è un intervento alla portata di tutti i medici. La regola sembra in linea col buonsenso, ma spesso le cose non vanno così. “Chi si farebbe operare per un problema alla vista da un medico che non è specialista in Oculistica? — chiede De Santis —. Lo stesso dovrebbe valere quando si prende in considerazione di sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica senza rivolgersi a un chirurgo plastico”.
Per quanto riguarda la sede operatoria, infine, è importante sapere e ricordare che si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico che, in quanto tale, deve essere eseguito in una struttura dotata di sala operatoria e in presenza di anestesisti.
Perché, come ricorda la SICPRE, “la sicurezza non viene dall’ignorare i rischi, sempre presenti in tutte le attività umane, ma dall’affidarsi a professionisti seri, preparati e onesti, in grado di affrontare le possibili evenienze negative nel migliore dei modi, a tutto vantaggio della sicurezza”.


Casi commentati dai chirurghi plastici


Questo caso è presentato dal Dott. Luca Cravero, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica www.lucacravero.it:

Si tratta di un caso di mastoplastica additiva piuttosto complicato: la paziente presenta un grado moderato di ptosi che si può ovviare mettendo una protesi anatomica ad un certo grado di proiezione e preferibilmente nel piano retro ghiandolare visto che c’è una buona texture cutanea, una buona possibilità di copertura della protesi stessa. Abbiamo deciso di posizionare in sede retro-ghiandolare una protesi anatomica ad alta proiezione e nel contempo è stata fatta una liposuzione dei quadranti superiori, soprattutto a carico della mammella di destra, per riuscire a correggere anche una lieve asimmetria.


Questo caso è presentato dal Dott. Luca Cravero, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica – www.lucacravero.it


Correggere Asimmetria e Ipoplasia. Questo è il caso di una ragazza molto giovane che presenta non solo un’ipoplasia mammaria ma anche un certo grado di asimmetria. Voleva un seno non prorompente e di comune accordo abbiamo scelto per una protesi rotonda passando attraverso l’areola, in modo da non lasciare una cicatrice visibile all’altezza del solco. Abbiamo usato protesi di volume diverso in modo da cercare di ripristinare la corretta simmetria mammaria: in particolare a sinistra è stata usata una protesi da 285 cc, a destra una protesi da 255 cc. Il piano è quello retromuscolare.